Luglio 1995 – Sud della Francia
Fa un caldo infernale. Troppo per me. Sono qui per lavorare come volontaria in un cantiere. Ho 20 anni.
I miei 39 kg non mi permettono più di alzarmi dal letto. Solo 5 minuti, la mattina, per fare pipì, bere due bicchieri di acqua e pesarmi sulla bilancia di ecopelle arancione, pesantissima, che mi sono portata in valigia da casa. Bene: 38,8 kg.
Torno a letto. Dormo.
Non distinguo più il giorno dalla notte. Come bussola, soltanto la luce accecante del meridione dalle finestre. Nel tardo pomeriggio, mi porteranno a fare la doccia.
Aspetto nel letto. Faccio fatica anche a pensare. Solo le cuffiette del mio walkman nelle orecchie, stanche pure loro. E, dentro, Gianluca che – come me – guarda verso il Paradiso.
Laura
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Maggio 1995 – Milano
Linea rossa, Cadorna-Duomo.
Primo pomeriggio. Ho lezione all’Università.
Comincia a fare caldo, qui nel vagone. Sudo. Spero di non iniziare a puzzare. Cerco di annusarmi. Non posso, lì in mezzo alle gambe, in mezzo alla gente stipata qui dentro. Molto spazio occupato, da troppa carne inutile.
Indosso un paio di pantaloni blu scuro, pesanti per la stagione: taglia XS, in poliestere. Ci ballo dentro, ormai. Fanno un cattivo odore se sudi. Lo scorso mese, ho deciso che non mi sarei più messa le mutande. Fanno spessore sotto i vestiti. Mi fanno sembrare più grassa.
Meglio togliere tutto. Potessi anche rimuovere qualche osso, lo farei.
Non ho paura di sporcarmi. Sono ormai 3 mesi che non ho più il ciclo. Ma di sapere di rancido, quello sì. Mi accorgo che meno mangio più il mio naso cerca il cibo, amplificando gli odori. Più dimagrisco e più il mio corpo puzza, come se stesse marcendo.
Per ora, nessuno si è accorto di me e del mio odore di latte cagliato.
Sto, pian piano, andando a male anch’io
Laura
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Natale 1994 – Varese, casa nostra
20 anni da 2 mesi e uno specchio che riflette cosce e polpacci che non mi convincono affatto.
Quest’anno, meno panettoni, pandori e pane in ogni sua forma.
Obiettivo: il 1995 con gambe più snelle.
Mia mamma, controvoglia, mi ha regalato un ciclo di trattamenti ai fanghi e massaggi in un centro dimagrante. Ho insistito talmente tanto che siamo andate insieme al Figurella e lo troverò sotto l’albero. Il mio cuscinetto di salvataggio.
Sono contenta? Molto. Sono spaventata? Anche.
Costano un milione e passa di lire. Tantissimo. Quasi lo stipendio di un mese. Non posso deluderla. Devo impegnarmi, essere all’altezza e meritarmi questo regalo. Comportarmi da figlia diligente, come sempre ho fatto finora. Se non perderò questi chili di troppo, saranno soldi buttati.
Una fettina di pandoro? Meglio di no, si parte subito. Devo portarmi avanti. Senza debolezze.
Buon Natale
Laura
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Gennaio 1997 – Varese (vari luoghi)
3 del pomeriggio.
Sono al mio 25° ghiacciolo della giornata.
Esco ancora di casa per cercane altri. La mia ‘dose’ giornaliera è di circa 45. Tutti i gusti e tutte le forme. Quelli che trovo, anche se i miei preferiti sono quelli a forma di Calippo perché durano di più. Fragola e Coca Cola.
Passo la maggior parte del mio tempo a ‘setacciare’ i bar della zona per trovare rimanenze estive nei frigoriferi. Mi guardano allibiti quelli al bancone. Io non mi vergogno. Cosa avete da stupirvi? In fondo, compro solo 10 ghiaccioli alla volta mentre fuori fa -5.
In estate, è più semplice. In inverno, invece, arrivo anche ad entrare in 20 bar diversi per trovarne soltanto un paio.
Mi siedo in auto e ne mangio subito 4. Accendo il riscaldamento sul massimo. Le ossa non ti tengono caldo. Aggiungo altro ghiaccio al freddo che sento fuori e dentro.
Non li lecco, li morsico voracemente. Forse mi riempiranno un po’ la pancia con le loro calorie vuote. Gli altri 8, li porto a casa e li nascondo nel freezer della cucina. Tra 3 ore saranno finiti e dovrò nuovamente uscire alla ricerca di altri.
Devo fare rifornimento per la notte.
Laura
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Luglio 1995 – Treno da Varese a Milano Cadorna
Il mio peso è sceso troppo.
Ho accettato di andare con mia madre all’ABA, in Via Solferino.
È preoccupata. Pensa che un buon nutrizionista possa aiutarmi a riavvicinarmi al cibo.
La accontento. La guardo. Mi fa tenerezza.
Non vorrei farti così tanto male, mamma.
Vorrei solo che tu mi toccassi i capelli, al di là di ogni cibo immaginabile.
La trasferta è difficile. Ho un piccolo contenitore di plastica, in uno zainetto. L’ha preparato mia mamma.
All’interno: fagiolini sconditi. Niente olio, niente burro.
Niente posate. È da qualche mese che mangio con le mani.
So già che dovrò sminuzzare ogni singolo fagiolino verrà in dieci parti uguali.
Mamma, ti prometto che ne mangerò almeno 2. Per farti capire che ci sto provando.
Non mi giudicare.
Non ora.
Ho solo bisogno di sentirmi amata da te.
Come quando mi accarezzavi i capelli.
Senza dire nulla.
Ho fame solo del tuo amore.
